JO ADRIANA

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Ricordo i primi esperimenti di miscelazione del colore quando, a 8-9 anni, giocavo con pigmenti naturali di fiori, foglie e toni della terra in mezzo al caffè che cresceva nelle terre di mio nonno a Minas Gerais, nell'interno del Brasile.

 

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia ricerca è centrata sul femminile in tutte le sue sfumature.  Cerco di fare emergere sensazioni e vissuti universali associati all'esperienza di essere donna, usando archetipi, sogni e differenti stimoli per accedere a nuovi strati concettuali o immaginari.

Cerco di non limitare la mia produzione sul piano tecnico e tento di unire le conoscenze e le esperienze accumulate nel tempo per arricchire il processo creativo. Mi piace avere la libertà di poter utilizzare diversi elementi visivi nella stessa opera, ma posso dire che tendo a transitare in una dimensione semi-surreale riscaldata dai colori caldi e vivaci dei miei ricordi del Brasile.

 

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Prima di venire in Italia, ho vissuto per 9 anni a Brasilia, la capitale. Brasilia è una città molto particolare perché è stata costruita negli anni '50 e '60 con l'esplicita finalità di essere la capitale del paese e il suo disegno architettonico è stato completamente concepito all'interno del contesto modernista. Si respira arte nel paesaggio della città: tutti i suoi edifici, parchi, monumenti e paesaggi ti riportano al pensiero modernista. Questa esperienza ha sicuramente influenzato il mio universo creativo, così come il lavoro di artisti brasiliani di questo periodo, come Lygia Clark, Tarsila do Amaral e Anita Malfati.

Sempre a Brasilia, per cinque anni sono stata allieva del pittore e maestro bulgaro Bisser Naydenov Hristov, il cui lavoro è stato una fonte di riferimento sul piano tecnico.

Aldemir Martins è un pittore brasiliano più recente le cui forme e colori mi hanno influenzato, insieme al colombiano Fernando Botero.

Cerco spesso riferimenti ritornando all'espressività dei colori di Van Gogh e alle incredibili forme di Picasso.

L'universo immaginario delle pittrici surrealiste mi attrae molto e mi nutre.  la poetica del femminile di Frida Khalo, Rosa Rolanda e Remedios Varo sono per me un importante punto di riferimento.

Anche se nel mio lavoro la passione del corpo si trasforma in gioia del corpo, infinita potenzialitá creativa, inesauribile fonte a cui attingere per rinascere e ridonare senso a se stesse e al reale.

 

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Sì. Penso che, poiché è in grado di generare domande e riflessioni, l'arte è uno strumento importante nell'evoluzione della coscienza dell'umanità, specialmente nel campo dei valori umani.

Gli artisti sono catalizzatori di questa energia di trasformazione e, secondo me, i migliori sono proprio quelli che riescono ad esprimere questa energia nel loro lavoro.

Non solo l'artista che si occupa esplicitamente di questioni politiche o sociali assume questo ruolo, ma chiunque sia in grado di invitare lo spettatore ad esercitare la sua capacità critica.

 

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Tutte le mie esperienze sono impresse nei miei lavori. L'infanzia in Brasile, la passione per la danza, il periodo nella capitale modernista e gli aspetti psicologici più intimi sono alcuni dei canali attraverso i quali cerco di stabilire un dialogo con lo spettatore. Sicuramente un marchio del mio lavoro è l'espressione attraverso l'energia di colori vibranti e forme geometriche.

 

 

Ti riconosco, sei lì che mi guardi e io guardo te. Mi arrivi dentro, riesci a far emergere quella che sono. Non sono consueta, e tu non lo sei.  Siamo stelle tra le stelle, brillanti più che mai nella nostra unicità più profonda.

 

 

 

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