PAOLO AIZZA

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Domanda interessante e  di non semplice risposta.

Forse possono esserci due possibilità, la prima è che da ragazzino certamente qualcosa c'è stato, invidiavo ferocemente un compagno di classe alle elementari che disegnava delle magnifiche teste di cavallo, io pur desiderandolo tanto e trovando grande piacere nel disegnare non ero in grado di fare qualcosa di simile. Poi, crescendo sicuramente nella musica, avendo un fratello di sette anni in anticipo sulla mia nascita, ha percorso una strada che inevitabilmente mi ha toccato. Grandi sensazioni le ho avute ascoltando certe musiche di Robert Fripp che mi hanno aperto visuali interiori mai toccate prima, facendo si che richiedessi alla fotografia quanto vissuto ascoltando, così in sintesi, trovando un tramite nell'arte visiva nell vedere un'immagine attraverso un oculare per poi lavorarla per raggiungere l'occhio di chi l'osserva, prima nella stampa in bianco e nero, trattando tutti i procedimenti fino alla stampa fine art, ed ora nel digitale con tutte le conseguenze implicate.

 

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia ricerca si basa su due cose, una è il permettere che qualcosa accada, in questo caso un'immagine, ponendo nel mio atteggiamento il minimo sforzo possibile nel farlo e nel vivere il silenzio del momento, questo porta inevitabilmente a porre il centro di me stesso su un piano non legato all'egoismo che ahimè, nella società in cui viviamo dobbiamo comunque tutelare nella forma del copyright.

Tecnicamente ho studiato quanto possibile come funziona una macchina fotografica, la luce e i rapporti che possono sorgere in tutti quei parametri che abbiamo a disposizione mentre ci prepariamo a immortalare un 'qualcosa', poi nell'utilizzo di apparati che tramite il computer possono portare quell'immagine scattata ad essere come l'abbiamo vista dentro di noi ed eventualmente elaborarla.

 

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Robert Fripp come persona, come insegnante ed essere vicino alla mia ricerca, vuoi nel campo spirituale quanto nel lavoro in fotografia. Nel campo delle arti visive, sicuramente Vincent Van Gogh, nella forza che ha saputo trasmettere alle sue opere nell'impossibilità di esser compreso mentre stava vivendo, vedendole dal vivo spostandosi acquistano diverse forme, io nella beata ignoranza in questo campo ho potuto sentire questo trovando e vivendo profonda ispirazione.

In fotografia certamente Sebastião Salgado su tutti.

 

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Credo che inevitabilmente l'artista deve avere una vita sociale, nel presentare i suoi lavori che sono una rappresentazione, talvolta più profonda, talvolta più frivola di come vede certe porzioni di mondo, vuoi esse siano un bipede ritratto o la più alta forma di astrattismo.

 

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Troverai in queste immagini una interpretazione di quanto vissuto, usando la fotocamera come fosse un pennello, ma non per dare colori alla tela bensì per permettere che entrino nell'immagine che verrà poi pulita in maniera da ridare chiarezza a quanto vissuto nel momento dello scatto.

 

 

 

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