FRANCESCO BISAZZA

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Fatico sinceramente a ricordare il primo ricordo legato all’arte, sicuramente però ho ben in mente un momento molto importante. Al tempo delle scuole medie,feci un disegno della Gioconda di Leonardo. Quel disegno fu così importante da essere il simbolo di un arte che è sempre stata al mio fianco, il sostegno capace di aiutarmi a trovare la forza per esprimermi e per risollevarmi anche nei momenti più difficili.

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia ricerca  artistica si basa su un’arte fatta di gestualità, di reinterpretazione degli strumenti e di oggetti riciclati al fine di trasformarli in un’opera d’arte dal forte impatto espressivo. L’ispirazione parte dall’ambiente circostante: nei colori, nella materia, nella luce, avvicinandosi molto all’immaginario dell’arte povera. Si distacca dalla figurazione, concentrandosi invece sul “frammento”, sul segno e sul gesto, sulla stratificazione tra sostanza e colore, che identificano e rappresentano le impressioni e le esperienze di cui è composta la vita. Eliminando l’elemento figurativo cerco quindi di trascendere la realtà illusoria appresa secondo la grossolana e accettata esperienza dei sensi, arrivando con grande purezza e semplicità alla conoscenza  della verità essenziale di esse. Con l'inquietudine di un artista mi interrogo incessantemente sulla materia, sento come l’esigenza di dovermi misurare con la durezza, la ruvidità, la pesantezza, ma anche la leggerezza del materiale. Le mie opere hanno ragione di essere nella tri-dimensione che rappresentano. Ricerco infatti questa tridimensionalità attraverso impasti di stucco e colla, catrami o semplicemente con vari tessuti, sacchi di juta, resine o sabbia e altre polveri. Così la materia, i campi di colore, le velature diventano chiavi di lettura indispensabili per il raggiungimento della completezza e della comprensione dell’opera. Dopo aver dato gli elementi per la comprensione il dialogo tra opera e spettatore diventa  un punto fondamentale della mia pittura, il quadro sprona l’osservatore a completare con il suo sguardo l’impulso innescato dalla composizione pittorica. Questa lavorazione, crea composizioni che non sono incidentali, bensì opere della volontà. I “corpi” nei dipinti sono molto altro;sono terra, sabbia, natura,forze che di colpo si lacerano per lasciare intravedere, attraverso le crepe/texture, il colore e la vita Nei miei quadri la materia prende vita sulla tela, si trasforma, si evolve, acquisendo nuove forme e suggerendo nuove emozioni.

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Sicuramente devo molto all’influenza dei grandi maestri del passato come Jackson Pollock,  Afro Basaldella e Alberto Burri, Vedova, Pomodoro.. hanno modificato drasticamente il mio modo di vedere la pittura, ora è una pittura più gestuale dove vi è un attento studio degli equilibri tra forme e segni nella composizione, legata ad una sperimentazione che si distacca della tela utilizzando materiali poveri come la plastica, il nylon e i sacchi.

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Sinceramente fatico a rispondere a questa domanda...

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Nei miei lavori? Tutto.

Io sono ciò che creo. La “spinta creativa” fa emergere molti lati della mia personalità: dalla curiosità, alla frustrazione, alla forza e al timidezza. Quando dipingo è come se la pittura diventasse parte di me e io di lei.

 

 

 

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