Carlo Vercelli nasce a Savona nel 1956.

Trova la libertà di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura. Il suo carattere lo porta a preferire i pennelli e le mani, che definisce” i suoi strumenti primari”, al posto delle parole.

 

Un percorso accademico alle spalle, la frequentazione assidua di un ambiente culla della Scapigliatura Lombarda, il contatto con artisti del calibro del pittore Eros Pellini, lo scultore Renzo Zacchetti e il disegnatore Mario Uggeri, contribuiscono a rendere la sua una vita piena di sfumature, sia a colori che in scala di grigi, proprio come gli oli e le tempere che con pennellate decise ed energiche imprime sulle tele.

 

Le sue opere sono un autentico diario visivo, un viaggio alla scoperta di  un universo in continuo mutamento, riletto in una personale chiave espressiva. Un approccio che svela una profonda ricerca soggettiva, ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio intimo e ricco di valori.

 

L’artista attinge alla tradizione della nuova figurazione. Gli elementi visivi astratti vengono quindi manipolati e contaminati per arrivare a un’espressione figurativa: la poetica assume un valore espressivo determinante e il linguaggio si fa sempre più originale e personale, raggiungendo quell’intimità tipica della tradizione italiana della prima metà del ‘900.

 

Con le sue emozioni e le prese di posizione su tematiche attuali come il giudizio, al quale tutti noi siamo sottoposti quotidianamente, le opere che presenta diventano carismatiche, in grado di far riflettere sia su quello che si vede sia su quello che riempie gli spazi vuoti, volutamente lasciati dal pittore.

 

Egon Schiele , Willem De Kooning e Joaquín Torrents Lladó, sono tre artisti a cui l’artista fa riferimento per la sua pittura, che sostiene debba essere” per nulla funzionale ma piuttosto emozionale e riflessiva”.

 

Le donne, che spesso raffigura,ci esortano a guardare oltre l’effimero lato estetico fatto di tacchi e di pose, portando alla luce verità interiori più forti di quelle vendute dalla società come assolute. “Le donne che raffiguro non sono muse. La donna è vita, colei che ti segue anche dopo la morte.”

 

Ha al suo attivo numerose collettive e personali.

 

Nel corso degli ultimi anni ha arricchito la sua esperienza:

 

- organizzando incontri d'arte, per trasmettere la passione della storia dell'arte mediante presentazioni di grandi artisti della storia;

 

- effettuando presentazioni critiche di mostre personali di altri artisti;

 

- realizzando una serie di trasmissioni radiofoniche dedicate alla presentazione di alcuni tra i più grandi autori della storia dell’arte, permettendo di “visualizzare” le loro opere senza vederle.

 

Vive e lavora nella provincia di Milano.

 

 

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a cura di Silvia Rossi

 

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