MAURA GIUSSANI

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Fino dalla più tenera età (5 – 6 anni) mi affascinavano le immagini che trovavo nelle illustrazioni dei libri, mi “ipnotizzavano” e cercavo di assorbirne il più possibile... le linee e i colori. Ce n’è una in particolare che mi è rimasta impressa e alla quale ripenso ancora: si tratta della figura di un pappagallo, di quelli equatoriali, molto colorati . M ricordo che non ho saputo resistere al “bisogno” di riprodurlo e all’appagamento sensoriale che provai mentre lo disegnavo.

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

 

La mia non è una vera e propria ricerca, piuttosto un percorso durante il quale mi arrivano, nei momenti più impensati, delle folgorazioni, dei suggerimenti come di una vocina interna che mi spinge a realizzare i miei soggetti preferiti così come si vedono oggi.

 

Penso che questo mio modo di procedere sia frutto dell’accumulo inconscio di informazioni che il mio cervello mette da parte. Informazioni che sono state acquisite da anni di frequentazioni di visite a musei e mostre di tutti i generi .

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

 

Tutti gli artisti del passato o del presente che nello studio della luce, del movimento e della composizione della scena, hanno avuto un’influenza rilevante nella scelta stilistica delle mie opere e sono coloro che hanno avuto un ruolo fondamentale di passaggio verso un linguaggio più moderno rispetto alla miriade, seppur brava, di loro contemporanei .

 

Se devo pensarci ne identifico uno per ogni epoca storica (circa)...

 

Piero della Francesca mi ha colpito, tra l’altro, per il suo studio matematico della prospettiva architettonica e delle ombre; Caravaggio insuperabile maestro del contrasto tra buio e luce, riesce a dare tridimensionalità ai suoi personaggi e a creare pathos nelle sue scene come, tanto per citare anche una donna, Artemisia Gentileschi.

 

In tempi più recenti mi hanno affascinato Giovanni Boldini con il suo virtuosismo della “macchia” e, con lo stesso stile macchiaiolo, Joaquin Sorolla che con la magia dei suoi tocchi di luce riesce a farmi sentire il frangersi del mare o il profumo dei fiori nei suoi giardini.

 

Nel '900 lo stravolgimento tecnico e concettuale, sia in pittura che in scultura, di Umberto Boccioni ha fatto scattare definitivamente in me quella scintilla della quale ho accennato prima, così come Renato Guttuso che con le sue provocazioni e la sua esplosione di colori sento vicino a me.

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

 

Dipende dal contesto nel quale vive e lavora l’artista... se questo comporta un coinvolgimento sociale condivido e ammiro l’opera di denuncia senza che però scada nel retorico. Per me l’arte è curiosità, appagamento sensoriale, emozione. Nel mio caso non sento la necessità , con le mie opere, di comunicare alcunchè, anche se quelle con il soggetto PESCI racchiudono, tramite giochi di parole, un suggerimento satirico alla vita; mi piacerebbe solo riuscire ad accendere quella scintilla di consapevolezza di chi guarda l’opera quasi una “sindrome di Stendhal “.

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

L’energia che mi danno la curiosità e lo studio continuo di nuove inquadrature per la realizzazione di soggetti diversi, perché per procedere sulla mia strada ho bisogno di sfide, stimoli visivi ed energia che la curiosità mi spinge ad avere . Il mio intento, insomma, è la voglia di emozionare prima di tutto me stessa, ma anche lo spettatore.

 

 

 

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