PAOLO MOLOGNI

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Non ho un ricordo in particolare. Ho una sensazione, un'atmosfera, una sorta di allure che si poteva percepire in quasi ogni luogo della mia infanzia. Le linee dei mobili di design, i quadri appesi nelle case che frequentavo con i miei genitori.

 

Mio padre che per un periodo ha lavorato nel settore della moda e del design mi usava come 'tester’, facendomi partecipare al processo creativo, su prototipi di scarpe e oggetti che sarebbero poi usciti in produzione mesi dopo oppure che non avrebbero mai visto la luce.

 

Per cui non c'è un ricordo particolare ma un fil rouge di stimoli continui che in età più matura mi ha spinto ad approcciarmi al mondo dell'arte.

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

A un certo punto, non saprei definire il quando, sono rimasto affascinato dalla superficie dei muri abbandonati e scrostati dal tempo, dai colori e dai contrasti che si creano quando una sezione di intonaco caduto lascia intravedere il colore delle materie che compongono il muro stesso, oppure quando il colore si scrosta lasciando trapelare la stratificazione delle tinteggiature precedenti disegnando trame molto affascinanti.

 

La sensazione percepita è il malinconico ed inesorabile scorrere del tempo unito alla decadenza.

 

Queste figure sono diventate così preminenti nella mia immaginazione da spingermi a provare ad applicare alla tela dei materiali, come lo stucco, sia da interni che da esterni, che potessero aggiungere alle mie opere pittoriche una matericità che fosse in grado di trasmettere sensazioni simili a quelle da me percepite osservando i muri scrostati.

 

Sopra a questo strato ho iniziato poi ad applicare un gesto semplice ed ancestrale come il graffio, partendo dalla parte superiore ed incidendo lo stucco in profondità fino al fondo della tela, sottraendo alla figura uniforme del muro piccoli frammenti lineari che si staccano in modi simili ma sempre diversi tra l'oro, creando pattern sempre diversi ma familiari.

 

La gestualità del graffio, operato in modo seriale attraverso l'ausilio di strumenti geometrici vorrebbe essere la trasposizione pittorica dei suoni tipici delle sonorità minimaliste elettroniche prodotte dai droni.

 

L'applicazione di immagini, o porzioni di esse, stampate su carta o di inserti geometrici colorati cerca di stemperare apparentemente la malinconia e la decadenza (che caratterizza un momento di profonda crisi) della parete incisa, richiamando l'immaginario suggerito dalle affissioni pubblicitarie.

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

William Turner, Piet Mondrian, Marcel Duchamp, Mark Rothko, Mimmo Rotella, Yves Klein, Mario Schifano, Carsten Nicolai, Ryoji Ikeda

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Assolutamente si, ha e deve avere un ruolo sociale.

 

L’arte deve porre domande, stimolando il pensiero critico l’arte diventa un possibile strumento di liberazione dalle sottomissioni.

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

L'ansia, la noia, la frustrazione quotidiana, la solitudine, la ricerca di un equilibrio, la ricerca di una delicata bellezza nei dettagli, il desiderio di evasione, i suoni che mi accompagnano quotidianamente.

 

 © copyright, all rights reserved

ExpArt Studio&Gallery

a cura di Silvia Rossi

 

Via Borghi 80, Bibbiena

 

P.IVA  02054290511