VALENTINA PORCELLI

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Il mio primo ricordo è legato all’utilizzo delle matite colorate. Ero molto piccola, frequentavo l’asilo. Amavo disegnare, concentrandomi sulle sagome, attratta dal disegno piuttosto che dal colore. Un’immagine indelebile di me è quando, prima di addormentarmi, seguivo tutti i contorni della stanza, i dettagli, i mobili, le tende con l’indice.

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

La mia ricerca, in continuo divenire, verte intorno all’universo femminile. Le pose, i gesti, l’espressività dei volti sono i requisiti fondamentali delle mie protagoniste, le quali comunicando con un linguaggio non verbale, si impregnano di una simbologia che rende l’atmosfera nel complesso sospesa: a metà tra il reale e il metafisico. Attualmente prediligo la tecnica ad olio, in quanto mi dà la possibilità attraverso le velature di spaziare da un tono all’altro gradualmente, oltre al fatto che da risultati estetici dai toni brillanti e naturali.

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Da ragazzina ero sedotta dalla ritrattistica che spaziava dagli artisti rinascimentali fino ad arrivare alla fotografia. Quest’ultima difatti è il requisito di partenza per i miei lavori. Amo tutto ciò che riguarda la figura umana nella sua completa bellezza e spontaneità.

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Sì, per me l’artista dev’essere sociale. Fare arte per sé stessi non ha senso. Facendo parte della  comunicazione per fortuna si allontana dagli standard della società che ci impone  velocità e  poca riflessione. Insomma è la nostra speranza.

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

La mia sensibilità e l’ energia legata alle emozioni delle donne dei miei dipinti.

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