LORENZO SABBATINI

Qual è il tuo primo ricordo legato all'arte?

 

Penso di non avere un ricordo preciso legato al mondo dell’arte vero e proprio ma spesso mi tornano in mente dei momenti di vita vissuta quando ancora ero bambino e mio padre per tenermi impegnato mi faceva dei “bellissimi” disegni con una penna bic.

Ero estasiato e allo stesso tempo volevo provare a rifare ciò che lui aveva pazientemente schizzato.

Da allora non so quanta carta abbia imbrattato ma di sicuro non l’ho mai abbandonata, anzi, “imbrattare” è diventato il mio mestiere.

 

 

 

 

Su cosa si basa la tua ricerca, sia sul piano tecnico che concettuale?

 

Nel mio lavoro sono sempre alla ricerca di idee e spunti per le mie illustrazioni che quasi sempre sono legati ad una committenza editoriale scolastica. Fino al 2011 ho dipinto paesaggi e soprattutto il mare con le sue onde, che già avevano qualcosa di astratto nel loro movimento.

Poi, dopo la morte di mia madre, ho sentito il bisogno di liberarmi da qualsiasi appiglio reale e proporre sensazioni visive allusive alla profondità dello spazio, alla luce, a tutto ciò che ci circonda oltre la ionosfera, quasi a volerla cercare in qualche nebulosa lontana anni luce. Così sono nate immagini di piccolo e grande formato piene di colore ma soprattutto di armonia.

Ho lavorato con varie tecniche dall’olio all’acquerello fino a giungere ad una tecnica mista di paste modellanti e acrilici su tela dove riesco ad esprimermi con velocità e impulsività.

 

 

 

 

 

Quali artisti, del presente o del passato, sono un tuo riferimento o una tua fonte di ispirazione?

 

Essendo autodidatta ho iniziato ispirandomi agli Impressionisti in generale che riuscivano con poche pennellate e con tratti essenziali a rappresentare la realtà. William Turner “Il pittore della luce” per i suoi paesaggi a macchie di colore, precursore degli impressionisti.

Tra i pittori più recenti ho scoperto Richard Schmid con il suo stile “Alla Prima”.

Poi grazie all’incontro con Giorgio Foresi (pittore Portorecanatese scomparso nel 2017) con cui ho fatto una mostra dal titolo “Acqua, Terra e Fuoco” - Montelupone MC - 2010, ho iniziato ad apprezzare l’astratto e il concettuale di cui le sue opere ne erano esempio. Da li è partito lo spunto per la mia personale ricerca.

 

 

 

 

 

Pensi che oggi l'artista abbia, o debba avere, un ruolo “sociale”?

 

Non sò se oggi l’arte abbia ancora un ruolo “sociale”, sicuramente in passato aveva molto più peso, ma spesso quando ho davanti un’opera, un allestimento, se nasce la domanda “cosa avrà voluto dire l’artista che l’ha fatta?” per me l’artista ha già svolto egregiamente questo fantomatico ruolo.

 

 

Cosa troverò di te nei tuoi lavori?

 

Le mie opere non sono di denuncia, non esprimono un disagio sociale al contrario cercano di astrarre chi guarda dalla vita quotidiana, di creare pace interiore, celano un sentimento, un immagine nascosta nell’insieme. Sono opere per chi vuol guardare “oltre”, per sognatori, come sono io.

 

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